Breach - L'infiltrato
(Breach, USA, 2007)

Un film di Billy Ray, con Chris Cooper, Ryan Phillippe, Laura Linney, Dennis Haysbert, Kathleen Quinlan, Gary Cole, Caroline Dhavernas.
Genere : Thriller
Durata : 111 minuti.
"Tu sai perchè l'impero Sovietico è crollato? [...]
Ho costruito una carriera studiandoli.. Erano più in gamba di noi, più contorti, più...
determinati.
Allora, perchè hanno fallito, eh?"
Ispirato alla vera storia di Robert Hanssen, l'agente dell'FBI che divenne spia dell'Unione Sovietica durante la Guerra Fredda.Una mia opinione : Breach è la bellissima e non barocca trasposizione di una storia senza dubbio affascinante. Apparentemente il fratello minore del
Good Shepherd (buon pastore) Deniriano, col quale ha lottato per il posto nelle sale cinematografiche (sarà per l'hype maggiore di un occhialuto Damon), Breach è un prodotto di ottima qualità che può addirittura scalfire il pregio di una pellicola di lusso quali non se ne vedevano da tempo come
Le vite degli altri (quello sì che è un fratello maggiore, caro De Niro). Così, nella primavera delle spy story un film è brillato nel buio, passato quasi inosservato. Veritiero, lontanissimo da qualsiasi eccesso o spettacolarizzazione, narra le vicende accadute nel lontano febbraio 2001 al Federal Bureau of Investigation (FBI). E' la storia di Robert Hanssen, un uomo che per 20 anni ha tradito la sua nazione e adesso è braccato dagli agenti senza prove a suo carico. A fare controspionaggio è la nuova recluta Eric O'neill, che presto si rende conto con chi ha a che fare. I due protagonisti vengono tracciati molto bene, sono perfetti per le rispettive parti e sanno trasmettere (merito condiviso con un uso pulitissimo della telecamera, maniacale e insistente nell'immortalare gli sguardi, psicologica) forte tensione. L'intreccio è molto lineare (l'unico fast forward lo troviamo nei primi secondi del film, quando ci viene anticipata la sorte del
cattivo), e il ritmo a momenti lenti viene ampiamente compensato da ottime scene ben calibrate di vera suspence. Anche l'uso forzato (ma) voluto della morale, amplificato dal cattolicesimo quasi integralista dei due protagonisti, è una forza vitale e non un peso da reggere, un catalizzatore efficace per legare i due uomini e un diversivo adatto a evidenziare ancora una volta di più quanto sia nullo il distacco tra bene e male. In definitiva, una brillante prova di due protagonisti capaci, come in una pièce teatrale, di sostenere sulle loro spalle il peso (equilibrato anche questo) di un'ora e venti di pellicola, alla fine dei quali molti moriranno dalla voglia di andare a scavare nella vera storia del più grande caso del nostro secolo.
(La risposta alla domanda posta da Hanssen, data da egli stesso : "L'assenza di Dio").
Critica : Un' altra sporca storia di spie, gli schermi ne sono pieni: dalla Cia di De Niro alla straordinaria Vita degli altri. Anche col film di Bill Ray si parte da un fatto accaduto. Una classica partita gatto e topo nell' Fbi nel febbraio del 2001: un giovane agente deve sorvegliare, da portaborse, le mosse del veterano sospetto di doppio gioco russo e di private sporcacciate. Cecov delle spie, in stile volutamente poco spettacolare con un anticipo di tre mesi sul finale, epoca vittoriosa del neo eletto Bush prima delle Torri Gemelle. Lo spionaggio è sempre triste e duro, all' Est e all' Ovest, e sono i fattori umani privati, religiosi, a scoprire gli inganni, lontanissimi dal glamour di 007, vicini a domande esistenziali in una rete di riferimenti alla politica Usa. Attori coi fiocchi, ragionata suspense con Ryan Philippe e col classico traditore, l' infido e sfumato Chris Cooper che è poi l' agente Hanssen, oggi all' ergastolo. VOTO: 7+
Aiuta a vivere, il pensiero dell’arte. Non salva. Dal vero, dal brutto, dal reale, dall’ottusamente concreto.
Però, sebbene non eviti il tonfo e la ferita, permette di sognare di volare.
E il sogno del volo, poi, non è troppo diverso dal volo reale, che è, anch’esso, sogno.

Sono ancora sveglio
mentre spunta l'alba
anche se ho il cuore
pieno di dolore.
Dovrei fare un
brindisi agli amici
assenti invece che a
questi comici.